Cosa cerca un maestro di ballo sociale all’interno di ogni lezione: cerca soluzioni….

Uno degli aspetti cardine nel piacere dell’insegnamento, è quello di cercare costantemente la miglior soluzione didattica ed emotiva in ogni momento e per ogni allievo, facendo attenzione anche alle più piccole sfumature capaci di darci informazioni da utilizzare per raggiungere l’obiettivo della lezione attraverso piccoli significativi obiettivi intermedi.

L’ambito amatoriale/social implica difficoltà di insegnamento assolutamente differenti rispetto ad un ambito agonistico o professionistico dove la chiara necessità di allenamento e studio costanti apre le strade solamente a chi si applica pienamente e con risultati tangibili verso gli obiettivi prefissati dai loro insegnanti.

Nell’ambito amatoriale/social no, non è proprio così.
Differenti e variegate sono le motivazioni che spingono le persone a frequentare un corso di ballo sociale, e pur riuscendo a riconoscerle, l’impegno didattico ed emotivo dei maestri risulta diverso e molto laborioso nel cercare di coinvolgere e sostituire le aspettative dell’allievo con semplici step progressivi di piccoli consapevoli apprendimenti.

I motivi di tale impegno, oltre che per le difficoltà insite nell’insegnamento, hanno molto a che vedere con le tante aspettative che vivono in un tale contesto, tante aspettative che spesso sono un velo che cela altri bisogni, altri desideri magari ancora più belli, o anche no…
Ma di certo, maggiori sono le aspettative, maggiori saranno le possibili e probabili delusioni.

Personalmente, nel corso degli anni, mi sono trovato sia da una parte, come allievo pieno di aspettative, che dall’altra come maestro, e solo la fortuna di aver incontrato determinati maestri ed aver fatto un certo percorso mi hanno dato la possibilità di approfondire questo argomento tanto interessante e delicato.

Cosa ci aspettiamo quando da neofiti iniziamo un corso di ballo?
Cosa ci aspettiamo dopo un anno, o dopo due, tre, etc. etc…..?
Ma soprattutto: …..come facciamo ad aspettarci qualcosa su un argomento del quale conosciamo pochissimo o nulla, senza poter comprendere cosa e quanto può darci un insegnante?
In base a cosa costruiamo le nostre aspettative spesso apparentemente motivatissime?

Lo so, sono domande alle quali non è facile rispondere con semplicità e schiettezza, soprattutto per la nostra tendenza tutta italiana nel giudicare e criticare fuori da confronti diretti e da conoscenze approfondite, ma anche questo si impara con l’esperienza, se ci dice bene😉.

In realtà, l’educazione sociale degli ultimi decenni non ci ha aiutato proprio in questo, e mentre un tempo la parola “fare gavetta” aveva un un grande valore chiaro a tutti, in questi ultimi anni tale chiarezza va via via svanendo pian piano, ed invece di informarsi ed “affidarsi” a qualcuno, la tendenza è quella di “aspettarsi” qualcosa.
Dove sta l’errore?

L’errore sta nell’aspettarsi qualcosa che dovrebbe arrivare
“come lo vorremmo noi”,
“nei tempi che vorremmo noi”,
“nei modi e nei contenuti che vorremmo noi”,
“insieme alle persone che vorremmo noi”…….

A me, sembra un po’ la grande strada delle frustrazioni che non porta a nulla.
Eppure, sempre più spesso è così.

Ne prendo atto, e nel farlo, trovo stimoli nuovi, ponendomi domande nuove, provando soluzioni nuove, alla ricerca di altre strade che portino oltre le aspettative, per arrivare lì dove l’allievo da solo difficilmente potrebbe andare, lì dove le aspettative….. possono essere sostituite da piacevolissimi momenti di realtà vissuta …. in diretta, in quella ricerca di soluzioni didattiche nelle quali ogni maestro vive pienamente una parte fondamentale della propria passione…..non dimenticando mai come anche le sue aspettative siano state un ostacolo verso l’apprendimento.

Mauro Rossi

Lo studio delle danze popolari cubane

Lo studio delle danze popolari cubane e la nostra difficoltà (tutta occidentale) a comprenderne l’immenso patrimonio socioculturale.

Nello studio costante ed appassionato di questo ultimo quarto di secolo, mi sono trovato spesso, molto spesso, ad ascoltare domande sulla musica e sulle danze popolari cubane.
La maggior parte di queste domande, venivano e vengono poste generalmente in maniera errata semplicemente per la nostra abitudine, tutta scolastica, nel cercare precisi punti di riferimento, incasellando la storia, la cultura, la musica, le popolazioni, in una riduttiva e profondamente inutile bacheca mentale di informazioni frammentarie.

Sabato della Rumba - Roma, 4 Dicembre 1994, organizzato da Tony Castillo
Sabato della Rumba – Roma, 4 Dicembre 1994, organizzato da Tony Castillo

Non è possibile schematizzare le danze popolari cubane (e la stessa considerazione vale in ogni forma di danza popolare), proprio a causa della loro radice “popolare”.
Chiedere chi abbia “inventato” il son, o in che anno sia nato, o la rumba, o qualunque altra danza popolare, non serve a nulla, assolutamente a nulla.
Può servire a chi si accontenta di essere preso in giro e al contempo trova soddisfazione nel “possedere” quelle quattro nozioni fasulle grazie alle quali soddisfa la sua limitata sete di conoscenza.
Studiare danze popolari è ben altro, è approfondire continuamente trovandosi ad aprire infinite porte con diverse chiavi di lettura che rimandano ad altre porte da aprire, altri aspetti da considerare.
È per questo che, in sede di formazione degli aspiranti maestri, amo generare dubbi rispetto a quanto hanno appreso fino a quel momento, ed ogni volta, ad ogni incontro, rileggo nei loro volti quel mix di stupore e naturale diffidenza al tempo stesso.
Li comprendo, perché ci sono passato prima di loro, ed è un momento davvero difficile da affrontare, perché quando un maestro ci dice che ciò che abbiamo imparato “non è solo quello”, o “non è solamente così”, tendiamo a chiuderci colpevolizzando i maestri precedentemente conosciuti, ed è un errore anche questo, secondo me.
Molta, tantissima “formazione” nel campo delle danze popolari cubane, e più in generale, delle danze conosciute come caraibiche, avviene, oltre alle lezioni con i propri maestri, anche tramite gli innumerevoli stage ai quali tutti partecipiamo o abbiamo partecipato. Nulla contro, assolutamente, ma dobbiamo essere consapevoli che una formazione seria e costante non può prescindere da un percorso musicale, culturale, storico, danzario, capace di far comprendere come siano nate e si siano sviluppate musica e danza popolare, intersecando il loro sviluppo e fondendosi le une nelle altre nel corso del tempo.
E già qui, in questo ultimo punto, c’è un mondo, un mondo da scoprire tra libri, documentari, lezioni tematiche su singoli fondamentali aspetti che solo una ricerca approfondita può aiutarci a comprendere “da lontano”.
Dico “da lontano” perché pretendere di conoscere in maniera approfondita una musica, una cultura e danze che non ci appartengono, rischia di risultare pretenzioso da parte di noi italiani che non conosciamo bene nemmeno le nostre radici, la nostra storia.
Non sono nato a Cuba, sono italiano nato da madre tivolese e padre eugubino, e questo non significa che io sia preparato sulla cultura di Tivoli o di Gubbio, ne so qualcosa, ma è praticamente nulla rispetto agli usi e costumi di queste due meravigliose cittadine. Però, al tempo stesso, il mio essere italiano è fortemente legato a queste radici e, pur non consapevolmente, vivono in me frammenti della cultura eugubina e tivolese e, se volessi insegnare cosa significa, sarei obbligato a studiare, a chiedere agli anziani, a cercare quelle informazioni capaci di aiutarmi a capire, a comprendere, a scoprire altro.
Figuriamoci quanto possa essere difficile “entrare” in una cultura non nostra e coglierne l’essenza nella musica e nel ballo!
Per concludere, auguro ed invito ogni lettore che condivide questa passione, ad aprire sempre le porte della propria curiosità e a non fermarsi mai davanti a nozioni chiuse e preconfezionate, perché essere consapevoli del limite della propria conoscenza, sarà sempre la fonte dalla quale poter attingere per dissetare ogni volta in modo diverso il piacere della scoperta.
Con il più profondo rispetto ai tanti maestri ed appassionati italiani che proseguono i loro studi su questa lunga bellissima strada ed un ringraziamento infinito ai miei maestri sempre.

Mauro Rossi

Pillole estive per salseri curiosi: “L’importanza del passo base”

Nelle infinite disquisizioni tecniche in ambito salsa e dintorni, uno degli aspetti a mio parere più importante è quello del passo base, o meglio, dei passi di base sui quali si sviluppa il ballo, sui quali donare equilibrio musicale al nostro corpo.

Diciamo subito che il primo ostacolo per noi italiani in particolare, è proprio quella parolina “base” che non riscuote tantissimo successo 😉…poi ne parleremo.

In un significato puramente figurativo, il termine “base” nel dizionario Italiano recita: “fondamento pratico o teorico…
…fondamento…
Eccola qui l’importanza, fondamento, ovvero qualcosa su cui costruire.
E la disquisizione potrebbe terminare qui. Ma il mio intento è quello di spiegare, di approfondire, di dare la giusta importanza non ad una parola, ma ad un concetto, ad una esperienza che per gli amanti del ballo è una continua scoperta.

In un bellissimo video, che vi linko, Marco Montemagno dice “ci vuole tempo“. Ed è esattamente così, ci vuole tempo, tempo per osservare, tempo per conoscersi, tempo per comprendere, tempo per fare domande, per poter avere risposte e tempo per assimilare.

In oltre 20 anni di esperienza, rimango incantato ogni volta nel vedere come I tanto denigrati passi base donino leggerezza e sabor in chi, in quei passi, riesce ad esprimere ciò che la musica gli suscita dentro.
Ed ecco, in un istante, il ballo, in un movimento impercettibile ai più, un’esplosione contenuta in un nulla che esprime il tutto del momento.

Come fare allora per arrivare a ciò in un contesto che predilige figure ed amalgamazioni come normale modalità didattica? Bella domanda!

Io, personalmente, parto dal modo di camminare, che è espressione primaria della nostra corporeità, dei nostri equilibri, del nostro movimento da e verso, della nostra leggerezza e del nostro peso. Lo considero prioritario proprio perché è nel tempo che lo abbiamo sviluppato fino a renderlo nostro come impronte digitali. Si balla come si cammina, e da qui, da questa prima base tanto comune quanto differente per ogni persona, inizia il lavoro di avvicinamento al ballo, a quel ballo di coppia che tanto ci piace.

Possiamo camminare sulla musica da soli variando le direzioni, in avanti, indietro, lateralmente, sulle diagonali, in cerchio, e poi farlo mano nella mano in coppia, sperimentando la nostra capacità di guidare, di farci guidare, di camminare insieme in sintonia. Vi pare poco? No, è tanto, tanto proprio.
Sta al maestro rendere interessante e divertente tutto ciò, ed è questa la parte difficile 😀, perché la tendenza media è quella del tutto e subito, ma non funziona, perché tutti i difetti acquisiti agli inizi, diventano pesanti macigni nel tempo!

Da queste prime basi, si passa a quelle specifiche del ballo, qualunque esso sia, e questo processo andrebbe fatto nel modo più naturale possibile grazie proprio al passaggio camminare-musica-passi.
Passi come se fosse un nuovo modo in più di camminare, di muoversi nello spazio. Passi da ripetere all’infinito in ogni variante, sempre grazie alla fantasia ed agli stimoli che l’insegnante riesce a dare senza atteggiarsi nella sua bravura esecutiva bensì adeguandosi in un costante crescendo nel quale l’allievo possa conoscersi e riconoscersi di volta in volta.

Basi nei piedi, nelle gambe, e via via in crescendo, salendo pian piano verso quelle braccia che diventeranno “nostre” quando gli spostamenti del peso non saranno più un problema e tutto il corpo risponderà come avremmo voluto…

Studio ancora i passi base perché così come la mia anima è in movimento, lo è anche il mio corpo nel voler dare forma a ciò che ogni volta la musica mi dona, e mi piace tanto, perché ogni brano non è mai uguale se dentro le nostre emozioni si muovono…

Buon divertimento e grazie per l’attenzione, troverete certamente spunti di riflessione.

Mauro Rossi