Lo studio delle danze popolari cubane

Lo studio delle danze popolari cubane e la nostra difficoltà (tutta occidentale) a comprenderne l’immenso patrimonio socioculturale.

Nello studio costante ed appassionato di questo ultimo quarto di secolo, mi sono trovato spesso, molto spesso, ad ascoltare domande sulla musica e sulle danze popolari cubane.
La maggior parte di queste domande, venivano e vengono poste generalmente in maniera errata semplicemente per la nostra abitudine, tutta scolastica, nel cercare precisi punti di riferimento, incasellando la storia, la cultura, la musica, le popolazioni, in una riduttiva e profondamente inutile bacheca mentale di informazioni frammentarie.

Sabato della Rumba - Roma, 4 Dicembre 1994, organizzato da Tony Castillo
Sabato della Rumba – Roma, 4 Dicembre 1994, organizzato da Tony Castillo

Non è possibile schematizzare le danze popolari cubane (e la stessa considerazione vale in ogni forma di danza popolare), proprio a causa della loro radice “popolare”.
Chiedere chi abbia “inventato” il son, o in che anno sia nato, o la rumba, o qualunque altra danza popolare, non serve a nulla, assolutamente a nulla.
Può servire a chi si accontenta di essere preso in giro e al contempo trova soddisfazione nel “possedere” quelle quattro nozioni fasulle grazie alle quali soddisfa la sua limitata sete di conoscenza.
Studiare danze popolari è ben altro, è approfondire continuamente trovandosi ad aprire infinite porte con diverse chiavi di lettura che rimandano ad altre porte da aprire, altri aspetti da considerare.
È per questo che, in sede di formazione degli aspiranti maestri, amo generare dubbi rispetto a quanto hanno appreso fino a quel momento, ed ogni volta, ad ogni incontro, rileggo nei loro volti quel mix di stupore e naturale diffidenza al tempo stesso.
Li comprendo, perché ci sono passato prima di loro, ed è un momento davvero difficile da affrontare, perché quando un maestro ci dice che ciò che abbiamo imparato “non è solo quello”, o “non è solamente così”, tendiamo a chiuderci colpevolizzando i maestri precedentemente conosciuti, ed è un errore anche questo, secondo me.
Molta, tantissima “formazione” nel campo delle danze popolari cubane, e più in generale, delle danze conosciute come caraibiche, avviene, oltre alle lezioni con i propri maestri, anche tramite gli innumerevoli stage ai quali tutti partecipiamo o abbiamo partecipato. Nulla contro, assolutamente, ma dobbiamo essere consapevoli che una formazione seria e costante non può prescindere da un percorso musicale, culturale, storico, danzario, capace di far comprendere come siano nate e si siano sviluppate musica e danza popolare, intersecando il loro sviluppo e fondendosi le une nelle altre nel corso del tempo.
E già qui, in questo ultimo punto, c’è un mondo, un mondo da scoprire tra libri, documentari, lezioni tematiche su singoli fondamentali aspetti che solo una ricerca approfondita può aiutarci a comprendere “da lontano”.
Dico “da lontano” perché pretendere di conoscere in maniera approfondita una musica, una cultura e danze che non ci appartengono, rischia di risultare pretenzioso da parte di noi italiani che non conosciamo bene nemmeno le nostre radici, la nostra storia.
Non sono nato a Cuba, sono italiano nato da madre tivolese e padre eugubino, e questo non significa che io sia preparato sulla cultura di Tivoli o di Gubbio, ne so qualcosa, ma è praticamente nulla rispetto agli usi e costumi di queste due meravigliose cittadine. Però, al tempo stesso, il mio essere italiano è fortemente legato a queste radici e, pur non consapevolmente, vivono in me frammenti della cultura eugubina e tivolese e, se volessi insegnare cosa significa, sarei obbligato a studiare, a chiedere agli anziani, a cercare quelle informazioni capaci di aiutarmi a capire, a comprendere, a scoprire altro.
Figuriamoci quanto possa essere difficile “entrare” in una cultura non nostra e coglierne l’essenza nella musica e nel ballo!
Per concludere, auguro ed invito ogni lettore che condivide questa passione, ad aprire sempre le porte della propria curiosità e a non fermarsi mai davanti a nozioni chiuse e preconfezionate, perché essere consapevoli del limite della propria conoscenza, sarà sempre la fonte dalla quale poter attingere per dissetare ogni volta in modo diverso il piacere della scoperta.
Con il più profondo rispetto ai tanti maestri ed appassionati italiani che proseguono i loro studi su questa lunga bellissima strada ed un ringraziamento infinito ai miei maestri sempre.

Mauro Rossi

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