Pillole estive per salseri curiosi: “L’importanza del passo base”

Nelle infinite disquisizioni tecniche in ambito salsa e dintorni, uno degli aspetti a mio parere più importante è quello del passo base, o meglio, dei passi di base sui quali si sviluppa il ballo, sui quali donare equilibrio musicale al nostro corpo.

Diciamo subito che il primo ostacolo per noi italiani in particolare, è proprio quella parolina “base” che non riscuote tantissimo successo 😉…poi ne parleremo.

In un significato puramente figurativo, il termine “base” nel dizionario Italiano recita: “fondamento pratico o teorico…
…fondamento…
Eccola qui l’importanza, fondamento, ovvero qualcosa su cui costruire.
E la disquisizione potrebbe terminare qui. Ma il mio intento è quello di spiegare, di approfondire, di dare la giusta importanza non ad una parola, ma ad un concetto, ad una esperienza che per gli amanti del ballo è una continua scoperta.

In un bellissimo video, che vi linko, Marco Montemagno dice “ci vuole tempo“. Ed è esattamente così, ci vuole tempo, tempo per osservare, tempo per conoscersi, tempo per comprendere, tempo per fare domande, per poter avere risposte e tempo per assimilare.

In oltre 20 anni di esperienza, rimango incantato ogni volta nel vedere come I tanto denigrati passi base donino leggerezza e sabor in chi, in quei passi, riesce ad esprimere ciò che la musica gli suscita dentro.
Ed ecco, in un istante, il ballo, in un movimento impercettibile ai più, un’esplosione contenuta in un nulla che esprime il tutto del momento.

Come fare allora per arrivare a ciò in un contesto che predilige figure ed amalgamazioni come normale modalità didattica? Bella domanda!

Io, personalmente, parto dal modo di camminare, che è espressione primaria della nostra corporeità, dei nostri equilibri, del nostro movimento da e verso, della nostra leggerezza e del nostro peso. Lo considero prioritario proprio perché è nel tempo che lo abbiamo sviluppato fino a renderlo nostro come impronte digitali. Si balla come si cammina, e da qui, da questa prima base tanto comune quanto differente per ogni persona, inizia il lavoro di avvicinamento al ballo, a quel ballo di coppia che tanto ci piace.

Possiamo camminare sulla musica da soli variando le direzioni, in avanti, indietro, lateralmente, sulle diagonali, in cerchio, e poi farlo mano nella mano in coppia, sperimentando la nostra capacità di guidare, di farci guidare, di camminare insieme in sintonia. Vi pare poco? No, è tanto, tanto proprio.
Sta al maestro rendere interessante e divertente tutto ciò, ed è questa la parte difficile 😀, perché la tendenza media è quella del tutto e subito, ma non funziona, perché tutti i difetti acquisiti agli inizi, diventano pesanti macigni nel tempo!

Da queste prime basi, si passa a quelle specifiche del ballo, qualunque esso sia, e questo processo andrebbe fatto nel modo più naturale possibile grazie proprio al passaggio camminare-musica-passi.
Passi come se fosse un nuovo modo in più di camminare, di muoversi nello spazio. Passi da ripetere all’infinito in ogni variante, sempre grazie alla fantasia ed agli stimoli che l’insegnante riesce a dare senza atteggiarsi nella sua bravura esecutiva bensì adeguandosi in un costante crescendo nel quale l’allievo possa conoscersi e riconoscersi di volta in volta.

Basi nei piedi, nelle gambe, e via via in crescendo, salendo pian piano verso quelle braccia che diventeranno “nostre” quando gli spostamenti del peso non saranno più un problema e tutto il corpo risponderà come avremmo voluto…

Studio ancora i passi base perché così come la mia anima è in movimento, lo è anche il mio corpo nel voler dare forma a ciò che ogni volta la musica mi dona, e mi piace tanto, perché ogni brano non è mai uguale se dentro le nostre emozioni si muovono…

Buon divertimento e grazie per l’attenzione, troverete certamente spunti di riflessione.

Mauro Rossi

Un pensiero riguardo “Pillole estive per salseri curiosi: “L’importanza del passo base””

  1. Perfect,maestro. rileggere queste parole a distanza di tempo mi dà ancor più il senso della direzione giusta che insieme stiamo percorrendo e del riconoscimento profondo, di quelle “affinità elettive”, di cui si parla in altri contesti che non ci interessa designare con nome e cognome, che rendono me e tanti altri legati all’aria di portocubano, quell’aria in cui, pur non sapendo fare e dovendo tanto imparare, riusciamo però tutti a partecipare e a trarre contentezza profonda, avanti tutta e vento in poppa con il passo base che non cesserà mai di affascinarci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *